Patente progressiva, ecco come contrastare
le troppe giovani vittime di incidenti stradali

Lezioni già a 16-17 anni con guida accompagnata e abilitazione a percorrere un determinato numero di chilometri; la patente classica a 18 anni, seguita dopo un periodo da un richiamo per la verifica delle capacità anche dal punto di vista psicologico, come la percezione del rischio. In alternativa, dopo il conseguimento della patente classica, richiami di teoria e pratica, sempre valutando l'aspetto psicologico.

Si tratta rispettivamente della patente graduale e della patente di secondo livello, i due tipi di "patente progressiva", già introdotta in diversi Paesi europei, che in Italia potrebbe contribuire a ridurre sensibilmente i numeri ancora troppo alti di incidenti che coinvolgono i giovani. La proposta è stata lanciata da Manuel Picardi, vicepresidente dell'Associazione europea tra le scuole guida (Efa), nel corso del seminario 'Neopatentati: categoria a rischio?', organizzato dall'Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico dell'Università Cattolica di Milano, in collaborazione con Unasca, l'Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica.

Nei 28 Paesi dell'Ue, la principale causa di morte tra i 15 ed i 25 anni sono gli incidenti stradali. Nel 2016 nella fascia 15-24 anni ci sono stati 418 morti e 45.924 feriti in incidenti stradali, più del numero degli abitanti dell'intera città di Macerata. I ventenni tra i 20 e i 24 anni sono risultati particolarmente a rischio. La proposta di una patente progressiva va dunque nella direzione di valutare nuove misure per colmare proprio questo deficit.

Non si tratta solo di un incentivo alla pratica, ma anche tutta una serie di supporti educativi, anche di tipo psicologico, per fare prevenzione. Una particolare percezione del rischio nella fascia 15-24 anni, unita alla scarsa esperienza e alle distrazioni come l'utilizzo dello smartphone mentre si è alla guida costituiscono i principali fattori di rischio nella fascia 15-24 anni.

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